Doppia sfiducia
Lunedì mattina i vertici del Pd (Pier Luigi Bersani, Anna Finocchiaro e soprattutto Enrico Letta, vero playmaker del partito in queste settimane) si sono riuniti per un’ora per fare un punto rapido sulla situazione prima delle ultime consultazioni. Nelle prossime ore, nell’attesa che Mario Monti vari la sua squadra di governo, la questione più importante che dovrà risolvere il Pd riguarda un problema tecnico prima ancora che politico.
21 AGO 20

Lunedì mattina i vertici del Pd (Pier Luigi Bersani, Anna Finocchiaro e soprattutto Enrico Letta, vero playmaker del partito in queste settimane) si sono riuniti per un’ora per fare un punto rapido sulla situazione prima delle ultime consultazioni. Nelle prossime ore, nell’attesa che Mario Monti vari la sua squadra di governo, la questione più importante che dovrà risolvere il Pd riguarda un problema tecnico prima ancora che politico. E se l’accordo con il Pdl (e con Monti e Napolitano) sulla formazione dell’esecutivo sembra essere fatto (nessun deputato nel nuovo governo) nel partito di Bersani (e in tutti i partiti che daranno la fiducia a Monti), la questione da dirimere è come “responsabilizzare” Pd, Udc, Fli e Pdl nella formazione dell’esecutivo.
Secondo alcune fonti quirinalizie, su questo punto la soluzione è stata trovata ieri pomeriggio e si manifesterà mercoledì mattina quando Monti indicherà i sottosegretari del governo (questi, sì, dovrebbero essere tutti politici). Questioni tecniche a parte, l’altro problema che stanno affrontando in queste ore i vertici del Pd riguarda invece un punto tutto politico, o meglio tutto economico. Il Pd sa che molte delle riforme che il governo Monti dovrà approvare per rasserenare i famosi mercati sono riforme che nel centrosinistra sono state sponsorizzate finora più dalla minoranza che dalla maggioranza del partito.
Il caso della riforma del contratto di lavoro è quello più eclatante: da mesi gli avversari di Bersani nel Pd suggeriscono di puntare forte su riforme come quella della flexsecurity e da mesi chiunque nel Pd abbia provato a portare all’attenzione l’argomento è sempre stato identificato (è il caso di Pietro Ichino) come “un esponente del Pd che parla a titolo personale”. “La verità – diceva ieri un alto dirigente del partito a microfoni spenti– è che la linea economica del nostro partito è stata commissariata dal Quirinale, e che lo spread, di fatto, oltre a sfiduciare la linea del governo ha sfiduciato anche la linea della segreteria del Pd”.